Antonia e i “bagagli leggeri”

Barbara Agnoli Nessun commento

Vi voglio raccontare il lavoro che ho fatto con Antonia* per riorganizzare casa sua. Il nome che Antonia ha scelto per il nostro progetto insieme è stato “bagagli leggeri”.

Fase 1 – La conoscenza

Ho incontrato Antonia per la prima volta a fine gennaio e abbiamo iniziato a ragionare su quali fossero le priorità per la sua casa. L’iniziale bisogno emerso è stato di mettere mano alla soffitta, da tempo dimenticata. Dopo poche ore di lavoro però Antonia ha intuito di voler riprendere contatto con l’intera sua casa e con gli spazi che ha abitato per molto tempo ma che non sentiva suoi. Questi spazi infatti erano ancora troppo impregnati e abitati da un ex marito e da un figlio ormai cittadino del mondo.

Fase 2 – Lo sviluppo del lavoro

La soffitta

Abbiamo comunque iniziato dalla soffitta, da tempo abitata anzi lasciata piena di vecchi oggetti, libri scolastici, materiale elettrico, scatole di imballaggio, reti, materassi. Abbiamo iniziato da lì, anche se solitamente non lavoro per stanze ma per categorie. Era però importante in quel momento liberare quello spazio da tutto quello che era il superfluo, il rotto, il non più usato né utilizzabile, tutto quello che la soffocava inutilmente. Abbiamo passato due intere giornate a selezionare il materiale trovato e a portarlo nei cassonetti condominiali. Dopo qualche viaggio su e giù abbiamo deciso di creare un reparto Amsa. Antonia sarebbe andata in discarica per non intasare i locali immondizia del condominio. Trovo questa  un’attenzione e un’accortezza importante quando dobbiamo liberarci di tanta tanta roba accumulata per anni.

 

Prima
Dopo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo creato un angolo degli oggetti dell’ex marito per dare a lui la possibilità in un secondo momento di guardarli e decidere che cosa tenere. E un altro angolo di borse piene delle colorate stoffe che Antonia vorrà tenere nella soffitta, creando lì il suo Atelier di teatro. Dopo queste due giornate Antonia si è sentita molto stanca (e io con lei) ma soddisfatta per la tangibilità del lavoro fatto. Nella soffitta si può camminare ora!

Ripensando a quelle giornate mi torna alla mente una frase di Antonia riguardo al senso di leggerezza che finalmente stava sperimentando.

Metter mano al ripostiglio

Terminato il lavoro in soffitta, siamo scese in casa e abbiamo iniziato a lavorare nel ripostiglio, zona di accumulo senza criterio che andava liberata prima di poter lavorare per categorie, come sono solita fare e che trovo molto efficace. Lì, era stata stivata una quantità abnorme di borse di carta, di plastica, di tela, per il frigo, di Ikea, carte per fare pacchetti regalo, il tutto con poco criterio e soprattutto, come succede molto spesso, senza avere la minima idea di quante fossero. Il primo lavoro che abbiamo fatto è stato di raggrupparle e decidere quante tenerne per ogni categoria. Le altre sono state ringraziate e salutate! Nel ripostiglio abbiamo in seguito iniziato a stivare tutta una serie di oggetti che erano sparsi in varie stanze della casa, come piatti e bicchieri di plastica per le feste e materiale non di uso frequente.

Prima
Dopo

I vestiti

Da quel momento abbiamo avuto lo spazio per poter iniziare la selezione dei vestiti sparsi per tutta la casa, in differenti armadi e cassetti e ripiani. Dopo aver selezionato tutti i vestiti presenti in casa, anche quelli più nascosti che non si volevano mostrare, abbiamo riempito vari borsoni di vestiti da portare in Caritas. Sono veramente tanti i vestiti, vederne la quantità dimezzarsi a favore di quelli veramente amati e utilizzati dà molta soddisfazione. Antonia ha avuto un momento di defaillance, sentendosi quasi le vertigini, probabilmente per la sensazione di una mancanza degli abituali punti di riferimento. Ci troviamo a metà del lavoro e questa sensazione è normale: come quando si è per mare, e non si vede la sponda da dove si è partiti, e nemmeno quella a cui si approderà. Mi viene in mente la figura dantesca di Virgilio in questi momenti, perché come lui ho la certezza della riva, so quel che troveremo di là, cosa che invece la persona con cui sto lavorando può non avere così chiara.

L’angolo dei maglioni prima
L’angolo dei maglioni dopo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I vestiti appesi prima
I vestiti appesi dopo

La biancheria di casa

Dopo i vestiti, siamo passate alle lenzuola, verificando quelle in buono stato e dividendole per matrimoniali e singole nelle pratiche scatole di Muji, per trovarle velocemente quando ne avrà bisogno.

Lenzuola stipate, prima
Lenzuola verticalizzate, dopo

Gli attrezzi di lavoro

Ed eccoci poi a creare i cassetti degli attrezzi da lavoro, raggruppando tutti quelli che si trovavano sparsi per casa, e un comodo cassetto per tutte le macchine fotografiche, più e meno moderne. Antonia commenta: “sento di vedere qualche sprazzo di cielo, ora!”.

Ed è in questo frangente che entriamo nel vivo del mio lavoro e nella parte che più mi piace: quella di raggruppare per categoria tutti gli oggetti che sono in casa. Mi sembra in questi momenti di giocare a Tetris, concentrando gli oggetti simili e trovando un buon posto per loro. Mi sento dire da Antonia: “Ma sai che aspetto con gioia il giorno in cui so che verrai?”.

Le sciarpe, prima
Le sciarpe, dopo

I vestiti degli altri

Iniziamo a questo punto a prendere in mano i vestiti del figlio e dell’ex marito, che ancora riempiono molte parti della casa, e decidiamo di dare loro un posto definitivo: quelli del figlio rimarranno relegati insieme a tutte le sue cose nella stanza che ancora è sua e quelli invece dell’ ex marito decidiamo di chiuderli finalmente in borse di tela e lasciarli in un angolo nascosto con l’idea finalmente di restituirglieli perché li possa guardare e decidere che cosa farne. Questa operazione è molto dolorosa per Antonia perché le ripropone di nuovo la presenza ingombrante e non ancora risolta dell’ex. Di contro diventa un lavoro di liberazione perché dopo anni gli spazi che erano occupati dai vestiti di una persona assente diventano finalmente liberi per essere occupati con gioia dalla proprietaria presente, Antonia, che commenta: “Questa casa è il deposito degli oggetti che il mio ex non sa dove mettere ed è stato così anche con i sentimenti”.

La carta

E’ così che ci ritroviamo con un armadio bellissimo e finalmente  libero e col tempo decidiamo di dedicarlo a tutto ciò che è carta (burocrazia ma anche lavori, spettacoli passati, cartoleria nuova da poter utilizzare). Tutto in bella vista e pratico da usare.

E Antonia: “oggi mi sento sollevata e rimango stupita dalla tua imperscrutabilità di fronte alle mole di roba che sembra continuare a riprodursi”.

Tutti i documenti di casa

Il lavoro con la burocrazia dura molto, ci liberiamo di tanta carta inutile, teniamo ciò che veramente va tenuto, sistemiamo poi tutte le riviste della cucina in camera perché questa è la vera passione di Antonia. L’effetto visivo che ne deriva è molto bello, dà un senso di aria di pulizia e luce.

Il mobile del caos, prima
Il mobile delle amate riviste, poi

 

 

 

 

 

 

 

Ancora Antonia: “È interessante l’effetto domino che questo lavoro sta avendo sulle mie emozioni. Rispetto a una parente molto stretta che da poco è se n’è andata sono passata dalla rabbia alla semplice mancanza e alla nostalgia forte. Sono più serena prendendo in mano le sue cose e decidendo cosa farne”.

Continuando il grosso lavoro con la burocrazia, come spesso accade ritroviamo documenti importanti. Nel frattempo, a sorpresa,  l’ex marito è finalmente passato a guardare la sua roba e dopo averle dato un’occhiata veloce ha definitivamente deciso di donare tutto, confessando ad Antonia che senza il suo aiuto non avrebbe mai fatto questa importante scelta.

I documenti non spaventano più per la mole e per la disorganizzazione ma diventano un luogo dove poter ritrovare le informazioni che serviranno via via. Ora Antonia si sente in grado di gestire tutti i documenti di lavoro, personali e riguardanti le sue cose. E’ un passaggio fondamentale!

L’angolo dei regali dimenticati

Mentre abbiamo organizzato tutto questo materiale, sono via via spuntati tanti pacchetti di regali che nel tempo Antonia aveva comprato e poi dimenticato dietro una porta, dentro un cassetto mai più aperto, all’interno di buste chiuse. Li abbiamo raccolti, guardati e abbiamo creato uno spazio tutto per loro perché possano in futuro essere recapitati alle persone a cui erano stati dedicati. Di questi non vi mostrerò foto perché qualcuno di voi potrebbe essere il prossimo a riceverne uno e non vi voglio togliere la sorpresa.

Fase 3 – la verifica

Siamo alla fine del racconto. A distanza di alcune settimane mi porto dentro la consapevolezza di un lavoro importante, che ha smosso come spesso succede, grandi quantità di emozioni diverse, tanta stanchezza fisica ma tanta soddisfazione per quello che abbiamo fatto insieme. E mi porto a casa anche il ricordo dei buonissimi pranzetti che sempre mi aspettavano a fine lavoro, a coronare la fatica e la condivisione del lavoro. Mi tengo stretta la dichiarazione di Antonia di essersi finalmente riappropriata dei suoi spazi, della bellezza di questa casa che via via abbiamo riportato alla luce!

Ho scelto l’immagine di copertina delle mongolfiere, perché in questo lavoro ci hanno accompagnato spesso, nell’idea che per poter fare cambiamenti serva lasciare a terra un bel po’ di zavorra che altrimenti ci tiene giù, impedendoci di prendere il volo, vedere nuovi paesaggi e decidere in quale nuovo ambiente vorremmo posarci.

* i nomi e i riferimenti più sensibili sono stati modificati per mantenere la privacy

 

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by Barbara Agnoli
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